lifetrain

Un “bel giorno” di Febbraio lo scooter decide di lasciarmi a piedi. Non è una novità, ma purtroppo non ci si abitua mai. Non sarà nulla di grave, penso, invece una volta dal meccanico, la prognosi è sciolta dopo pochi minuti: addio motore, addio scooter.

Il meccanico me ne fa vedere uno dei suoi e si offre di vendermelo. Considerato l’ottimo stato in cui è tenuto, il prezzo e la scarsa voglia che ho di cercare un altro motorino usato, penso da subito che mi possa anche convenire, ma voglio pensarci un po’ su.

Nel frattempo?

Lavorando in zona Termini, dall’Acqua Bullicante dove abito ho almeno un paio di soluzioni: il tram sulla prenestina, o il treno Centocelle – Termini sulla Casilina, ovvero quello che rimane del vecchio “trenino” che un tempo arrivava fino a Fiuggi. Mi decido per quest’ultimo.

 

Dal giorno dopo mi tocca svegliarmi un pò prima, raggiungere la fermata di Torpignattara e salire sul trenino fino alle “Laziali”. per uno abituato alla comodità dello scooter può essere un trauma, anzi lo è, ma ad ogni modo i tragitti vanno meglio del previsto: i treni passano spesso, non sono mai stracolmi come altri mezzi e in poco più di  20 minuti sono sempre al capolinea delle Laziali. Con l’occasione posso fare anche due passi a piedi fino all’ufficio dietro la stazione Termini, il che non guasta.

Durante i viaggi cerco di ascoltare musica o audiolibri di cui il mio smartphone è sempre carico. Ed è proprio questo oggetto, lo smartphone, che sta per cambiare per sempre la mia vita fotografica. Di colpo mi accorgo che quella fotocamera è la soluzione compatta e leggera che fa per me, soprattutto se usata con “disinvoltura” e senza dare nell’occhio.

E così, un pò per sfida, un pò per gioco, inizio a scattare qualche foto nel trenino, principalmente alle persone, e in breve tempo noto che sta prendendo vita un vero e proprio progetto. Dai lunghi periodi senza neanche uno scatto, passo a farne almeno 2 o 3 al giorno, e quando me li riguardo con calma, decidendo se conservarli o buttarli via, capisco che mi sto divertendo e che sarebbe meglio continuare senza pormi limiti. Lo scooter nuovo (cioè quello usato del meccanico) arriva dopo solo tre settimane, ma io rimango sul trenino a finire il lavoro fino all’autunno successivo, per quasi un anno.

Ne esce fuori il racconto reale di un quartiere che migra verso il centro città al mattino, e che torna a casa dopo le18.00. Un racconto fatto senza troppe forzature, clichè, o enfasi particolari. Niente di nuovo. A migliaia, specie tra i fotografi amatoriali, scattano foto sui mezzi pubblici ogni giorno, e ogni giorno li pubblicano. Tra i nostri illustri precedessori lo hanno fatto anche Walker Evans e Stunley Kubrick nella metropolitana di NY. Quello che conta è il divertimento che mi suscita questa esperienza, in parte dovuto anche all’eccitazione di rubare alle persone le loro pose “peggiori”.

Dopo qualche settimana comincio ad importare tutte le foto in Lightroom cercando uno sviluppo comune. Alla fine il BN mi sembra possa andare bene e applico la stessa ricetta a tutte e controllo se funzionano.

Di quelle che hanno funzionato è nato il mio primo libro fotografico che mi sono autoprodotto e che ho intitolato “lifetrain”.

… e tutto grazie a un motorino rotto…

Guarda tutta la galleria