“La fortuna – o per lo meno serendipity – gioca un ruolo importante… ma non sai mai cosa sta per accadere. La cosa più eccitante è quando avviene in modo del tutto inaspettato, e devi essere nel posto giusto e nel momento giusto, scattando nel momento giusto. Il più delle volte non funziona in questo modo. Ecco perchè questo tipo di fotografia da scatti al 99,9% sbagliati” – Alex Webb.
Prendete la foto di apertura e domandatevi: cosa sta per accadere? Non cosa accade, ma cosa sta per accadere. Se avessi premuto il pulsante dello smartphone anche solo una frazione di secondo dopo, per esempio. Forse l’ombra del ciclista, ovvero la mia, sarebbe rimasta tale e quale, o magari avrebbe intercettato quelle due palme a bordo strada; il bambino sul monopattino invece si sarebbe avvicinato notevolmente, o magari sarebbe scomparso del tutto. Proviamo a scattarla di nuovo, questa foto immaginaria, e succesivamente ripetiamoci la stessa domanda: cosa sta per accaddere?
E poi continuiamo con la successiva, scattiamo, guardiamo e poi chiediamoci ancora: cosa sta per accadere?
Noteremo che ogni qualvolta sentiamo che sta per accadere veramente qualcosa la foto, vera o immaginaria che sia, funziona. Non è la realtà ma solo una sensazione; per la realtà è sufficiente guardare la foto e vedere cosa c’è dentro; la sensazione invece è pura narrativa, crea un racconto, un movimento che parte da quell’immagine fissa e la trasforma in un’energia che sta per liberarsi, trasformandosi in maniera irreversibile in qualcos’altro.
Ecco il senso che personalmente do a quel 99,9 % di cui parla Alex Web. Non è solo la percentuale di scatti sbagliati che siamo sempre costretti a fare, ma anche il percorso necessario per arrivare a produrre un attimo di infinito anche con un esiguo 0,1 %.
Il bello della street photography sta proprio nella sua implacabile condanna. Ogni foto che ti sembra buona, non è solo quella foto, ma è il risultato di almeno altre mille uscite male; quelle scattate un attimo prima o un attimo dopo; quelle che sembrano tutte uguali, scattate ostinatamente per mesi, per anni, alle quali sembra che manchi sempre qualcosa, anche se non sai bene cosa; quelle che avresti voluto scattare guardando una scena se solo avessi avuto una macchina tra le mani; quelle che non sono mai arrivate nonostante le abbia aspettate con pazienza; quelle che farai la prossima volta.





