4 matrimoni… e un battesimo

danilo e jessica castiglione del lago

All’inizio del secondo anno della scuola di fotografia arriva la prima proposta di “lavoro”. I nostri amici Danilo e Jessica chiedono a me e alla mia compagna Chiara, anche lei iscritta alla scuola, di fotografare il loro matrimonio che si terrà a Cortona presso la chiesa di Santa Maria Nuova. Dal momento che siamo anche invitati ufficiali, ed io addirittura testimone, lo shooting sarà il nostro regalo agli sposi ma, anche se in apparenza l’avventura non sembrerebbe carica di aspettative professionali (siamo pur sempre degli esordienti), la voglia di fare bella figura e di sfoggiare le nostre capacità è elevata e le situazioni da gestire sono molteplici, non ultima quella di conciliare il lavoro al quale siamo chiamati con la nostra veste di invitati.

Per tutto l’anno chiediamo consigli al nostro insegnante ed ai nostri compagni di corso; dobbiamo gestire situazioni di luce completamente diverse, opposte, a partire dal “buio” della chiesa e le ombre nette che verranno a crearsi sui volti degli sposi scattando in pieno giorno e, si presume, in pieno sole: il sole sgraziato delle ore centrali della giornata. Fin da subito mi convinco ad acquistare un flash a slitta da utilizzare sia on-camera che staccato, e a studiarne il più velocemente possibile i problemi che risolve e quelli che crea se non lo si usa correttamente.

Alla fine, non senza qualche errore, riusciamo a raccontare la giornata: Chiara scatta il dressing della sposa e successivamnete fa da seconda macchina e da assistente; in chiesa, dato che io sono fermo al banco dei testimoni, si fa aiutare da un nostro amico. Ogni tanto riprendo la reflex che ho appoggiato su una sedia affianco, e cerco anche io di catturae qualcosa anche dalla mia postazione. Dopo la cerimonia rimaniamo finalmente soli con gli sposi per qualche scatto fuori dalla chiesa con la cornice dei colli toscani e uno shooting al complesso francescano “Le Celle”.

I patti sono chiari: noi ci siamo offerti di fare la foto ma loro si devono sottoporre a tutti i nostri esperimenti. E infatti, come promesso, a festa conclusa ci dirigiamo tutti e quattro a Castiglione del lago, sul Trasimeno, dove finalmente riesco a sfogare mesi di tutorial e lezioni on line miscelando insieme la luce del tramonto e un flash off-camera montato su uno stativo e con un ombrello traslucido. E alla fine ne è valsa veramente la pena.

danilo e jessica castiglione del lago

Danilo&Jessica, guarda la galleria

Il mese dopo è la volta di Tiziana e Fabrizio, ma è solo l’anno dopo, con Martina e Federico, che abbiamo la possibilità di replicare la prima esperienza ma con dei presupposti diversi. A parte i soliti classiconi della fotografia di matrimonio, gli sposi vorrebbero sempicemente un racconto della giornata senza troppe costruzioni.

Questa volta siamo a Roma, alla basilica di San Bartolomeo all’isola Tiberina. Per l’occasione esordisco con due reflex, una mia e l’altra in prestito: su una monto un 24/70 f/2.8, sull’altra un 75/300 f/3.5 – 5.6. Niente stativi nè ombrelli, soltanto il flash on camera. Nonostante sia la mia prima funzione religiosa, svolazzo senza troppi pudori (molto pochi per la verità) da una parte all’altra dell’altare. La sua posizione, sopraelevata rispetto al resto della chiesa, mi consente di includere le arcate della navata principale della chiesa, mentre i faretti aggiungono dei punti luce sopre le teste degli sposi come se stessero sul palco di un teatro o di un concerto.

Ma la vera chicca deve ancora arrivare….                                                                                 Dopo due passi su Ponte Sisto, ci dirigiamo in macchiana verso piazza San Silvestro dove scendiamo e a piedi raggiungiamo il palazzo H&M di Via del Corso, dove la sposa lavora e ha ottenuto il permesso di realizzare alcune foto sulla cupola di vetro dell’architetto Fuksas in cima al palazzo. Oltre alla location esclusiva della cupola, con la chiesa di San Carlo al Corso sullo sfondo, la passeggiata per Roma con decine di curiosi intenti a salutare gli sposi e a scattare foto è stata sicuramente uno degli eventi fotografici più appaganti e divertenti vissuti fino adesso.

Martina&Federico, guarda la galleria

Di Martina e Federico abbiamo curato anche il servizio al battesimo della loro piccola Flaminia.

Quando ormai credevo di aver concluso in gloria la mia breve ma folgorante carriera di matrimonialista, arriva la proposta di Patrizia, mia collega di lavoro, per il suo matrimonio con Leo presso il castello di Bracciano, una delle location più famose e ambite dalle coppie di tutto il mondo, compresi numerosi VIP. Le gambe tremano ma… ce l’abbiamo fatta.

Se i precedenti matrimoni erano tra amici o in famiglia, questa è la prima occasione in cui dobbiamo confrontarci con degli “sconosciuti” ma non solo: per la prima volta siamo a contatto anche con una macchina organizzativa alla quale non siamo abituati: accompagnatori, vigilanti del castello, addetti al catering, tutti coordinati dalla wedding planner che impone tempi e ritmi a sposi, invitati e staff.

Dopo la cerimonia al Duomo di Bracciano, limitrofo al castello, facciamo due passi con gli sposi al borgo antico del paese, quindi di ritorno saliamo sui torrioni del castello e chiudiamo al giardino segreto dove ci concediamo anche agli altri invitati.

Tutto scorre via velocemente, il ritmo è serrato; non c’è tempo nè spazio per costruire scene, selezionare inquadrature in base alla luce e fare errori. Quelli che facciamo, molti per la verità ma non ve li svelo, vanno dimenticati istantaneamente perchè bisogna pensare sempre allo scatto successivo.

Chiara si occupa del dressing della sposa e fa da seconda macchina come negli altri matrimoni. Come sempre, non fa nulla di quello che le ordino e seleziona accuratamente, direi anche scientificamente, quello che le chiedo, ma averla affianco è una fortuna. Se va in panne imposta la macchina in automatico e porta a casa lo scatto. Per quanto non le abbia mai digerite fino in fondo, col tempo sto imparando che capire quando arriva il momento di appoggiarsi a qualche piccola scorciatoia, è il miglior segnale di crescita sia personale che professionale.

Scattiamo per tutta la durata della festa, ben oltre i tempi canonici di qualsiasi altro shooting di matrimonio, diventando i beniamini di molti invitati che ci rincorrono per avere foto con gli sposi e addirittura ci invitano a bere un drink o a ballare con loro. Quando ripongo le macchine nello zaino, ormai alle 2.00 del mattino, mi è chiara e netta la differenza che corre tra un fotografo… e me.

Patrizia&Leo, guarda la galleria

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