fotografare case

Nel 2014 inizio una collaborazione con la mia compagna Chiara che si occupa di ristrutturazioni e architettura d’interni. Lo scopo è quello di produrre immagini professionali degli appartamenti appena ristrutturati da pubblicare sul web ed esporre negli stand allestiti durante le fiere MoaCasa e CasaIdea alle lei quali partecipa dapprima come consulente, e dopo due anni in partnership con Massimiliano Rossi, con il quale creerà Dettagli e Design.

“Tanto che ci vuole? Basterà un treppiede e un grandangolo; serrande alzate (o persiane aperte) e luci accese; al massimo qualche photomerge in photoshop…” La prima combinazione sembra fin troppo facile (e infatti lo è e si vede…) ma tant’è che mi metto subito a lavoro, e nel giro di un paio di mesi se ne vanno via i primi tre shooting.

Ma c’è subito qualcosa che non mi convince, e me ne accorgo soprattutto quando torno a casa ed inizio la postproduzione.

  1. gli spazi: il grandangolo spinto all’eccesso aiuta parecchio in quelli stretti, ma paradossalmente uccide quelli più ampi rendendoli lontani e vuoti. Ogni stanza sembra una camerata, i corridoi piste da bowling.
  2. le panoramiche: spesso finiscono per decuplicare l’effetto grandangolo di cui sopra; le stanze si aprono come ventagli attorno ad un unico punto di fuga e diventano schiacciate ed irreali;
  3. la postproduzione: la gestione dei file ad alta risoluzione durante il merge in photoshop mi costringe a lunghi tempi di elaborazione e a grosse perdite di tempo. Come se non bastasse, non avere un obiettivo tilt-shift (quello sì che servirebbe) mi costringe a correggere linee cadenti e “barilotti” che sembrano sul punto di esplodere. Anche qui, laddove lightroom si arrende, devo trasformare tutto in photoshop, foto per foto: e altro tempo che se ne va.
  4. la luce: fotograficamente parlando, il problema che mi deprime di più. Finestre bruciate e interni spenti e senza accenti. Il motivo è fin troppo chiaro, l’esposizione media il bagliore dell’esterno con il buio relativo dell’interno.                                                                                Ho capito, devo ricominciare tutto da capo. L’unica certezza è che la tecnica ” Tanto che ci vuole?” può andar bene all’inizio ma da qui in avanti serve qualcosa di più.

Comicio a cercare sul web e nelle librerie, ma in italiano non trovo praticamente nulla. Mi metto a cercare in inglese e invece miracolosamente mi si apre un mondo. Nonostante non conosca molto bene la lingua noto che me la cavo discretamente, capisco quasi tutto, e dove non capisco interpreto, ovvero invento. La scoperta mi entusiasma, ed oltre a seguire tutorial acquisto anche qualche ebook e videocorsi.

Tutto a posto, sono pronto. C’è solo un piccolo particolare: ho praticamente esperienza zero sul campo. E me ne sto per accorgere…

Al nuovo shooting per oltre un’ora insisto con le tecniche imparate ma non ne tiro fuori niente di accettabile. Il flash è troppo forte o troppo fiacco; la luce finestra sembra piuttosto un buco nero che non fa passare nulla all’interno; continuare a lavorare con quei parametri non ha senso. La verità è che mi mancano le misure, la percezione delle dosi di luce da combinare insieme. Alla fine entro nel panico e smetto del tutto, non voglio più continuare e chiedo a Chiara di andarcene.

Niente da fare. Chiara strappa via la macchina dal treppiede, mette ISO 800 ( o 1200…) e comincia ad andare in giro a scattare quello che le serve a mano libera. Io la seguo, all’inizio sono scettico, poi mi dico che non ho alternative, mi faccio ridare la macchina e continuo da solo con la stessa modalità. Alla fine riesco a lavorare anche con un flash.

Esco da quella casa col morale a pezzi, il litigio che ho con Chiara e puntuale e a dir poco feroce. Ma obiettivamente sono indifendibile. Per dimostrare a tutti i costi di essere diventato un fenomemo stavo perdendo di vista l’obiettivo principale per cui ero stato chiamato, cioè portare a casa degli scatti. Non solo, nonostante mi stessi accorgendo di non essere in grado di gestire la situazione così come mi ero prefissato, invece di tornare a scattare come meglio potevo sarei stato capace anche di andarmene senza aver concluso il servizio.

Il trauma è stato utile. Tra poco mi serviranno delle foto per affittare la mia casa e quindi quale migliore occasione per fare finalmente un pò di pratica?

Effettivamente senza pressioni e false aspettative le cose vanno un pò meglio, ma ad ogni modo il risultato è ancora lontano da quello che mi sarei auspicato. Pazienza, al momento il mio livello è questo. Quando a Chiara servono altri due appartamenti mi presento molto più sereno e consapevole. Porto a termine i lavori senza troppi patemi e soprattutto senza mai perdere il controllo. Certo, la qualità va migliorata ma mi serve ancora del tempo.

Guarda tutte le gallerie interior