<< Per Un Mondo libero dalle Guerre: #NoKings 2026 >>
Questa serie di street photography documenta la mobilitazione “NoKings” svoltasi a Roma nel 2026, attraversando una piazza collettiva costruita attorno al rifiuto della guerra, del riarmo e delle derive autoritarie contemporanee. Le immagini osservano corpi, striscioni, bandiere, volti e attraversamenti che trasformano temporaneamente la città in uno spazio di opposizione politica e presenza collettiva.
Il titolo del progetto riprende lo slogan principale della manifestazione — “Per un mondo libero dalle guerre” — apparso in testa al corteo romano insieme a bandiere della pace, della Palestina e di numerose organizzazioni sindacali, sociali e antifasciste. La mobilitazione italiana si inseriva dentro il movimento internazionale “No Kings”, nato negli Stati Uniti contro l’autoritarismo, le politiche militariste e la concentrazione del potere politico ed economico, poi diffusosi anche in Europa e in altre parti del mondo.
Le fotografie si concentrano sulla dimensione fisica della piazza: persone che marciano, si fermano, si osservano, si stringono attorno a simboli condivisi. La città cambia temporaneamente funzione, diventando spazio di conflitto ma anche di solidarietà e costruzione collettiva di un immaginario alternativo alla guerra e alla repressione.
Il progetto evita una rappresentazione puramente cronachistica della manifestazione, osservando invece il modo in cui corpi e spazio urbano entrano in relazione dentro l’esperienza della protesta. Le immagini lasciano emergere dettagli, tensioni, emozioni e frammenti di umanità che convivono accanto ai simboli politici e ai messaggi collettivi.
Le proteste “No Kings” del 2026 hanno rappresentato una delle più grandi mobilitazioni internazionali contro guerra, autoritarismo e militarizzazione degli ultimi anni, coinvolgendo milioni di persone in migliaia di eventi nel mondo. Tra i temi centrali delle mobilitazioni: opposizione alla guerra in Iran, alle politiche migratorie repressive, alla crescita delle spese militari e alle derive autoritarie delle destre globali.
Le immagini si sviluppano attraverso un approccio immersivo e diretto, lasciandosi guidare dal movimento del corteo e dalla presenza collettiva nello spazio pubblico. La fotografia urbana diventa così uno strumento per osservare la città quando smette temporaneamente di essere semplice luogo di attraversamento e si trasforma in spazio politico condiviso.
Il lavoro si inserisce nella fotografia sociale e politica contemporanea, documentando il rapporto tra movimenti pacifisti, antifascismo e presenza collettiva nello spazio urbano contemporaneo.