I left my hearth in Rome (2018)
Questa serie di street photography nasce da un rapporto personale e irrisolto con Roma, città attraversata quotidianamente fino a diventare parte integrante dello sguardo e della memoria. Le immagini raccolgono frammenti urbani, incontri, attese e dettagli che restituiscono una relazione emotiva con lo spazio della città, sospesa tra appartenenza e distanza.
Roma appare qui lontana dalle rappresentazioni monumentali o turistiche più riconoscibili. Il progetto si concentra invece sulla città vissuta: periferie, mezzi pubblici, attraversamenti, luci notturne, corpi in movimento e momenti ordinari che costruiscono una relazione più intima e quotidiana con lo spazio urbano.
Il titolo richiama l’idea di aver lasciato qualcosa dentro la città — o forse di aver ricevuto qualcosa da essa che continua a restare addosso. Roma diventa così non soltanto un luogo geografico, ma una presenza emotiva persistente, capace di trasformarsi in nostalgia anche mentre la si continua ad abitare. Questo sentimento di legame profondo con la città attraversa da sempre racconti, immagini e immaginari legati a Roma, descritta spesso come luogo da cui è difficile separarsi davvero.
Le fotografie si sviluppano attraverso un approccio diretto e immersivo, seguendo il flusso della strada senza interromperlo. L’immagine nasce dall’attraversamento continuo della città, lasciando emergere frammenti di vita urbana che diventano tracce personali e collettive allo stesso tempo.
Il lavoro si inserisce nella street photography contemporanea, osservando Roma come spazio emotivo oltre che urbano: una città stratificata, contraddittoria e continuamente presente anche quando sembra allontanarsi. Come nella migliore fotografia di strada dedicata a Roma, il tentativo non è raccontare la città “eterna”, ma ritrovarla ogni volta dentro il presente.