terracina (2018)

Questa serie di street photography nasce dall’attraversamento di Terracina, anticamente conosciuta come Anxur, città sospesa tra mare, stratificazioni storiche e trasformazioni contemporanee. Le immagini osservano il rapporto continuo tra spazio urbano, memoria e presenza umana, lasciando emergere una città attraversata da tempi differenti che convivono nello stesso paesaggio.

Il nome Anxur richiama l’antica origine volsca della città e il culto di Giove Anxur, divinità protettrice associata al grande santuario sul Monte Sant’Angelo che domina ancora oggi il litorale e la Via Appia. 

Il progetto si sviluppa proprio su questa stratificazione: il mare, le architetture, le rovine, le infrastrutture moderne e la vita quotidiana convivono in uno spazio urbano che sembra continuamente oscillare tra permanenza e trasformazione. Terracina appare come una città liminale, punto di passaggio tra Roma e il sud, tra turismo stagionale e quotidianità locale, tra memoria archeologica e presente ordinario.

Le fotografie evitano una rappresentazione monumentale o turistica del luogo, concentrandosi invece su dettagli, attraversamenti e relazioni spontanee che emergono nello spazio pubblico. Il paesaggio urbano viene osservato come organismo vivo, fatto di sovrapposizioni temporali, frammenti e presenze temporanee.

Il mare resta una presenza costante, visibile o suggerita, mentre il monte e il santuario di Anxur continuano a incombere sulla città come traccia materiale di una memoria antica ancora incorporata nel paesaggio contemporaneo. 

Il lavoro si inserisce nella street photography contemporanea, osservando Terracina come uno spazio in cui storia, geografia e vita quotidiana si intrecciano continuamente, trasformando la città in un luogo di passaggio, permanenza e continua ridefinizione.

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