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Questa serie di street photography osserva balconi, finestre e affacci urbani come punti di contatto tra spazio privato e spazio pubblico. Le immagini raccolgono presenze sospese: persone che guardano fuori, corpi appoggiati alle ringhiere, figure intraviste dietro tende, vetri o aperture che interrompono la continuità delle facciate urbane.
Il progetto si sviluppa attorno a questa soglia sottile tra interno ed esterno. Gli affacci diventano luoghi di osservazione reciproca: chi fotografa guarda verso l’alto, mentre chi abita la città osserva a sua volta la strada. La fotografia si muove così dentro una relazione continua tra distanza, curiosità e presenza.
Le architetture urbane emergono come superfici abitate, attraversate da piccoli segni di vita quotidiana. Balconi, finestre e terrazze interrompono la rigidità delle facciate introducendo dettagli, gesti e presenze che trasformano gli edifici in organismi vivi. In molta fotografia urbana contemporanea, gli affacci vengono osservati proprio come luoghi intermedi tra esposizione pubblica e intimità privata.
Le immagini evitano una rappresentazione narrativa esplicita, lasciando emergere invece una dimensione fatta di attese, pause e relazioni implicite. Gli affacci diventano così piccoli teatri urbani, in cui frammenti di quotidianità appaiono e scompaiono rapidamente nel ritmo della città.
Il lavoro si inserisce nella street photography contemporanea e nella fotografia urbana legata all’architettura abitata, osservando la città non soltanto attraverso le strade ma anche attraverso i punti da cui essa viene guardata. La fotografia diventa così uno scambio di sguardi tra chi attraversa la città e chi la osserva dall’alto.