<< Fanciullosi (2025) >>

Questa serie di street photography osserva l’infanzia nello spazio urbano contemporaneo, concentrandosi soprattutto sui bambini che abitano i quartieri multietnici di Roma est. Le immagini raccolgono giochi, attraversamenti, sguardi, attese e momenti di quotidianità che emergono nelle piazze, nei marciapiedi, nei cortili e nei parchi di quartieri profondamente trasformati dalle migrazioni e dalle nuove composizioni sociali della città.

Il progetto nasce dall’osservazione di una presenza sempre più evidente: nei quartieri popolari e multiculturali della periferia romana, sono spesso proprio i bambini — figli di famiglie immigrate o di nuove generazioni nate in Italia — a mantenere vivi gli spazi pubblici della città. Strade, piazze e giardini diventano così luoghi attraversati da lingue, culture e identità differenti che convivono naturalmente nella dimensione del gioco e della presenza quotidiana.

Le fotografie evitano qualsiasi rappresentazione paternalistica o folkloristica dell’infanzia, osservando invece i bambini come parte integrante del paesaggio urbano contemporaneo. I loro movimenti, le loro soste e il modo in cui occupano lo spazio pubblico raccontano una città diversa da quella spesso descritta nel discorso pubblico: più viva, meticcia e già profondamente trasformata.

Il titolo richiama volutamente una dimensione collettiva e quasi poetica dell’infanzia: non il singolo ritratto, ma una moltitudine di presenze che attraversano e ridefiniscono continuamente la città. Le immagini si costruiscono attraverso un approccio immersivo e diretto, lasciando emergere relazioni spontanee tra bambini, architetture, luce e spazio urbano.

Il progetto si inserisce nella street photography sociale contemporanea, osservando il rapporto tra infanzia, multiculturalità e trasformazione urbana. In molte città europee, le nuove generazioni nate dentro quartieri multiculturali stanno ridefinendo profondamente identità e immaginario urbano contemporaneo, rendendo visibile una città già diversa da quella raccontata dagli stereotipi sulla periferia.

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